Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra.

Venga il tuo regno, Signore, venga il tuo regno… quante volte da obbedienti cristiani, abbiamo innalzato a Dio questa preghiera, “dandogli il permesso” di fare intervenire il suo regno in mezzo a noi e “consentendogli” di compiere la sua volontà in terra, visto che in cielo non gli possiamo impedire di farlo! A volte mi sembra che questa preghiera sia così semplice, che quasi non mi accorgo della sua incisività. Ma più che chiedere a Dio che il suo regno venga, forse dovremmo chiedergli di farci rendere conto della vicinanza di questo regno. Sì, perché se pensassimo davvero a tutte le volte in cui Gesù ha parlato della vicinanza del regno di Dio, rischieremmo di perderci: “Il Regno dei cieli è in mezzo a voi”, il Regno dei cieli è dentro di voi, Il Regno di Dio è vicino.
Tutto parte dal concetto che ci siamo creati di regno di Dio. Perché se il regno di Dio è, come ci dice Gesù, vicino a noi, dentro di noi, in mezzo a noi, allora dovremmo essere abbastanza bravi da riconoscerlo. E non dovrebbe essere poi così tanto difficile, visto che il Suo regno è proprio l’esatto contrario di quel regno che ci affanniamo, quotidianamente, a costruirci, un regno che si scontra con la mentalità di questo mondo e che, per questo, facciamo fatica ad accettare. È il regno dei poveri di spirito che, a detta di Gesù, possiedono già il regno di Dio. Questo regno che noi invochiamo con la preghiera del Padre nostro e che però, cerchiamo di allontanare ogni qualvolta ne intravediamo le sembianze da lontano. Il regno dei diseredati, degli emarginati, di coloro che soffrono a causa dell’ingiustizia, ingiustizia che, però, diventa giusta se a perpetrarla siamo noi o chi per noi; il regno che usa la spada della Parola e che si adopera per ricercare la pace, in un mondo che usa la guerra per farsi ragione e che impone la fame per raggiungere il benessere economico di pochi. Il regno di un Cristo nomade che per scampare al pericolo di un vile sovrano, viene portato via dal suo paese ancora in fasce, che invitiamo a venire in un mondo che, però, non riesce ad accogliere nemmeno quarantasette migranti che scampano dalla persecuzione e dalle violenze. E allora mi chiedo se davvero io questo regno di Dio lo voglio, perché che ne sarebbe di me se Dio, volendomi esaudire, mettesse in pratica ogni parola di questa preghiera? È proprio così essenziale, in realtà, che io invochi l’avvento di questo regno? Sì, perché se scaviamo poco sotto la polvere della consuetudine e della massificazione, ci accorgiamo di quanto sia necessario chiedere a Dio di fare intervenire il suo Regno, qui ed ora, perché in questa richiesta c’è tutta l’espressione della fede, dell’affidamento fiducioso di chi riconosce la propria inadeguatezza e confida in Colui che tutto può; là, dove il Figlio ripone ogni cosa nelle braccia del Padre, e dove l’umanità intera viene invitata a riporre il proprio tutto in Dio, io ci vedo la rinascita di un’umanità creata proprio ad immagine di questo Dio. E questo essere stato creato ad immagine sua mi interroga, e mi invita – e sfida – a chiedere di più: sia fatta la tua volontà, non la mia. Lo chiederò a denti stretti, a volte di controvoglia, ma con la stessa sicurezza che ha un bambino che sa di doversi fidare di chi lo tiene per mano. Sia fatta la tua volontà anche quando questa volontà si scontrerà con la mia voglia di uniformarmi all’altrui volontà, alla volontà dell’opportunismo, alla volontà comoda, alla volontà del branco. Sia fatta in terra com’è fatta in cielo, perché le cose fatte in quel regno sono espressione della perfezione di Dio e noi, che abbiamo dentro il pensiero dell’eternità, in fondo, lo sappiamo bene.
Sia fatta la volontà del tuo regno che, sebbene non sia di questo mondo (lo hai detto Tu un giorno a Pilato) è per questo mondo, nonostante il mondo non sia disposto ad accettarlo (anche questo hai detto Tu!). Falla qui la tua volontà, in questo mondo, falla Tu, visto che noi pensiamo che per farla bene, bisognerebbe fare le cose dell’altro mondo. Eppure Tu ci insegni che non è mica così difficile fare la tua volontà, ma spesso ci sembra più facile arrivare sulla luna a piedi anziché andare a trovare una persona che sta male; a volte ci sembra più facile toccare il cielo con un dito, anziché porgere una mano a chi ci è caduto davanti.
Ed allora in un attimo di lucidità io voglio chiederti che questo tuo regno venga davvero, e venga a sradicare le consuetudini alla quale ci siamo auto educati, venga a mettere a soqquadro le nostre menti per mettere in luce il nostro bisogno di Te. Avvenga la tua volontà in noi, ed avvenga presto, ed avvenga qui.

Luca Reina

Scarica l’intera scheda!

Il diritto di Pensare

“Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là. Se prendo le ali dell’alba e vado ad abitare all’estremità del mare, anche là mi condurrà la tua mano e mi afferrerà la tua destra”.
Salmo 139:9-10

Da sempre l’essere umano si è spinto oltre le proprie barriere e oltrepassando l’orizzonte del noto si è proteso verso l’esplorazione dell’ignoto. Che si tratti di orizzonti scientifici o geografici, di montagne, di spazi siderali, o addirittura di regioni dell’anima, la nostra specie ha sempre seguito il suo istinto di “scoperta e di conquista”.

La narrazioni bibliche della torre di Babele e dell’Eden ci ricordano di questa antica aspirazione umana, similmente ai miti senza tempo di Icaro o Prometeo, non mortificando la nostra sete di conoscenza, ma mettendoci in guardia circa la nostra brama di conquista fino a voler occupare il posto di Dio.

[…]

 

Scarica l’intera scheda!

“La mia vigna, che è mia, la guardo da me”

“La mia vigna, che è mia, la guardo da me”

Cantico dei Cantici 8, 12

Quest’oggi vogliamo riflettere sulla condizione femminile, chiedendo a Dio di rendere la società e la chiesa di cui siamo parte più sensibili a ogni forma di discriminazione.
Vogliamo chiedere a Dio di liberare le nostre sorelle dall’oppressione, difenderne i diritti e curarne le ferite.

Già da molti decenni le Chiese Battiste, Metodiste e Valdesi affermano la totale parità di ruoli tra uomini e donne, le quali hanno libero accesso al pastorato come ad ogni altra carica nel governo ecclesiale.
Purtroppo la condizione della donna nella società in generale continua ad essere di grave svantaggio: spesso si registrano casi di violenza fisica, sessuale e psicologica, fino a giungere al femminicidio.
Per reagire a questo triste stato di cose, molte chiese hanno deciso di lasciare all’interno dei propri locali di culto una sedia vuota, occupata da un drappo rosso o da un paio di scarpe, aderendo così all’iniziativa globale “Un posto occupato”, che ricorda la memoria costante nella nostra coscienza comunitaria delle donne vittime della violenza di genere.
Incoraggiamo ogni comunità ad aderire a questa proposta.
Qualcuno può chiedersi cosa ha a che fare una simile iniziativa con l’evangelizzazione o la difesa dei diritti umani.
Siamo convinti che l’Evangelo sia evangelo per tutti, gli oppressi e le oppresse, dunque anche per le donne vittime di violenza.
L’immagine della sedia vuota si accosta naturalmente alla croce vuota, che rappresenta il trono del Cristo.
Ai piedi della Croce possiamo ben collocare il posto delle innumerevoli Marie che, a partire dalla Maddalena e dalla madre di Gesù, hanno visto il loro “cuore trafitto da una spada”.

Scarica l’intera scheda!

Una passeggiata attraverso la Terra Santa

volare

“Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra”.
Matteo 6,10

Ieri mattina in strada i nostri fratelli nigeriani stavano ordinatamente facendo la fila in attesa davanti alla questura di via dei Santi Apostoli a Roma, quando giunge un poliziotto dicendo:
-“Spostatevi tutti a destra …”
“Poi tutti a sinistra…”
No tutti verso il muro…”
“No tutti dall’altro lato!”
Ogni volta che la fila si formava, la disfaceva, ingiungendo di farne un’altra.
Posti faticosamente guadagnati in ore di fila sono andati perduti ogni volta, davanti alle ressa di chi voleva passere avanti e alle risa dei poliziotti che divertiti riprendevano la scena col cellulare. Finché un ragazzo non ce l’ha fatta più e ha cominciato a strillare. Poliziotti tutt’intorno, botte, e il malcapitato viene pestato.
Non chiediamo la luna, solo un po’ di rispetto.

Stiamo attraversando un tempo in cui non mancano i segni di una regressione dell’umanità. Un tempo nel quale la paura rischia di sostituirsi alla speranza, la xenofobia alla filoxenia.
Per questo, in apertura della Settimana dei Diritti, vogliamo ricordare la grandezza delle conquiste e delle sfide non solo tecnologiche che ci sono ancora poste dinanzi, non ultima la conquista della Fraternità, della Giustizia e della Pace. Rallegriamoci per il percorso già fatto, soltanto dal punto al quale siamo giunti continuiamo ad avanzare, anziché retrocedere!
Gesù di Nazareth ci ha indicato la Via che dalla terra porta verso il Cielo. Una via lungo la quale potremo condividere il peso e la gloria della Croce con quanti incontreremo.
In vista dell’incontro di preghiera che si svolge settimanalmente nella maggioranza delle nostre Comunità o nei gruppi che si riuniscono nelle case, vi invitiamo a richiamare esempi positivi di accoglienza e a intercedere per i fratelli e le sorelle che cercano una cittadinanza, non solo in Cielo, ma anche su questa terra, affinché non si sentano mai piùssoli.
Invitiamo questi fratelli e sorelle all’incontro, anche coloro che incontriamo in strada. Non diamo spazio alla paura, ma offriamo loro una parola. Ascoltiamoli e condividiamo i pesi gli uni degl’altri.
Durante questo incontro lasciamoci ispirare dalla lettura del Padre Nostro, in particolare dal versetto di Matteo 6,10 e da uno straordinario sermone che il Pastore King predicò esattamente sessant’anni fa, il 29 marzo del ’59 e che si intitola Una passeggiata in Terra Santa.
In uno dei tanti passaggi della sua lunga meditazione, riferendosi alle origini africane di Simone di Cirene, il pastore disse:

“ho iniziato a pensare a qualcosa che ho sentito dire dal mio amico Archibald Carey qualche tempo fa. La cosa a cui ho pensato in quel momento era il fatto che quando Gesù cadde e inciampò sotto quella croce fu un uomo di colore che lo raccolse per lui e disse: “Ti aiuterò” e la portò sul Calvario. Sappiamo che oggi c’è una lotta, una lotta disperata in corso in questo mondo. Due terzi delle persone del mondo sono persone di colore. Sono state dominate politicamente, sfruttate economicamente, calpestate e umiliate. Oggi c’è una lotta da parte di queste persone per ottenere la libertà e la dignità umana. E penso che un giorno Dio ricorderà che è stato un uomo di colore che ha aiutato suo figlio nel momento più oscuro e più desolato della sua vita. Era un uomo di colore che raccolse quella croce per lui e che la portò sul Calvario. Cod si ricorderà di questo. E in tutte le nostre lotte per la pace e la sicurezza, la libertà e la dignità umana, un giorno Dio ricorderà che è stato un uomo di colore che ha aiutato il suo unico figlio nell’ora più buia della sua vita”.

Alcuni altri stralci di questo sermone potrete leggerli nel contributo allegato, nel quale il profeta nero associa all’immagine della Luna la Speranza di Dio che illumina anche la notte più scura.
Segnaliamo anche un link per chi volesse leggere la trascrizione del sermone in lingua originale.
https://kinginstitute.stanford.edu/king-papers/documents/walk-through-holy-land-easter-sunday-sermon-delivered-dexter-avenue-baptist

Per il Dipartimento di Evangelizzazione dell’Ucebi
Past. Ev. Ivano De Gasperis


Una passeggiata attraverso la Terra Santa

29 Marzo 1959

Estratti del sermone predicato dal Pastore Martin Luther King in occasione della domenica di Pasqua presso la Chiesa Battista di Dexter Avenue, Montgomery, Alabama

La signora King e io abbiamo visitato una città dell’India chiamata Trivandrum. È una città situata nel punto più a sud del Paese dell’India. Da lì siamo giunti a un luogo noto come Capo Comorin. Questo è il punto in cui finisce l’India e le agitate acque dell’oceano hanno inizio. È uno dei posti più belli del mondo. Il posto in cui tre grandi corpi d’acqua si incontrano in tutto il loro maestoso splendore: il Golfo del Bengala, il Mare Arabico e l’Oceano Indiano.

Ricordo quel pomeriggio, ci siamo seduti su una roccia leggermente sporgente protesa verso l’oceano. Abbiamo osservato le onde, immense masse d’acqua che si rincorrono in una processione ritmata. Poi abbiamo ammirato i cieli tersi, in tutto il loro radioso splendore. Infine abbiamo contemplato il sole, che si staglia come una grande massa di fuoco ardente nel cosmo, fino al tramonto. Quale fusione di colori incandescente caratteristica del crepuscolo. Eravamo seduti su quella roccia a guardare il sole, mentre le onde si infrangevano contro di essa. Il sole ha iniziato a scendere e scendere, sembrava che stesse affondando proprio nell’oceano. Alla fine non è più stato possibile vederlo. Il Cielo ha iniziato a diventare scuro e nebuloso. Poi, proprio in quel momento, mi sono girato, e ho detto a Coretta: “Ma guarda, c’è un’altra luce”. Era la luce della Luna, laggiù in Oriente. Che cosa interessante; come ho detto questo è uno dei punti più belli del mondo e c’era addirittura la luna era piena. […] mi è venuto in mente [un pensiero] che dovevo condividere con Coretta, il dottor Reddick e le altre persone che ci stavano accompagnando.

Mi sono detto: c’è qualcosa in questo esperienza che ha a che fare con la vita.

Spesso raggiungiamo dei punti dove tutto diventa buio. Sembra che la luce della nostra vita venga a mancare. Essa smette di illuminare tutto il nostro essere e la nostra fede. Scivoliamo nella disillusione e, confusi, ci arrendiamo alla disperazione. Ma se ci guardiamo intorno scopriamo che Dio ha un’altra luce. E quando lo scopriamo non dobbiamo più camminare nell’oscurità. Ho vissuto tutto ciò molto spesso per esperienza personale. Quando era buio e la tragedia rischiava di travolgermi, quando sembrava che la luce del giorno fosse svanita, l’oscurità mi circondasse prevalendo sulla luce, ho trovato la forza nel mio animo per voltarmi scoprendo che Dio aveva un’altra luce. Questo sarebbe un universo tragico se Dio avesse solo una luce. Sono giunto a considerare la cosa come non l’avevo mai vista prima, Dio ha un’altra luce! Una luce che può guidarti attraverso l’oscurità di ogni mezzanotte. Sei disilluso stamattina? Sei confuso riguardo alla vita? Sei stato deluso? I tuoi più alti sogni e le tue speranze sono stati sepolti? Stai per arrenderti alla disperazione? Io ti dico: “Non arrenderti, perché Dio ha un’altra luce, ed è una luce che può brillare tra le tenebre di mille notti.” Questo è ciò che la Croce ci dice. Ci ricorda che quando gli uomini rifiutano la luce del sole, Dio ha anche la luce della luna. E non importa quanto sia buio, Dio è ancora presente con tutto il suo potere. Il Venerdì Santo gli uomini hanno spento la luce, ma Dio l’ha fatta risorgere al mattino di Pasqua. Hanno spento la luce tante volte nella storia. Ho visto imperi, re e sovrani che l’hanno soffocata, ma Dio ha un’altra luce. Andate nelle valli, nelle campagne e nelle strade e dite agli uomini che Dio ha un’altra luce. Potete spegnere la luce, ma Lui ha un’altra luce da accendere. E poi scoprirete che ha persino il potere di riaccendere quella luce che era stata spenta.

Così ho iniziato a pensare che quella luce che è tramontata in India, è sorta a Montgomery, in Alabama. Nel momento in cui la luce si spegneva in India, il sole si stava alzando a Montgomery, perché ci sono dodici ore di fuso orario. E quella stessa luce che si alzerà a Montgomery e scenderà, risorgerà di nuovo in India. Non potete arrestare la luce di Dio. Lui la diffonde e la controlla. Non dobbiamo camminare nell’oscurità perché Dio ha una luce per la notte e una luce per il giorno e controlla entrambe. Questa è la nostra speranza. Questo è ciò che ci dice la Resurrezione. Questo è ciò che ci dice la Pasqua. E questo è quello che ho scoperto mentre camminavo in Terra Santa e stavo presso Croce.

Sii obbediente, non solo alla legge scritta, esterna, ma anche a quella legge scritta nel tuo cuore, di un’obbedienza che non nasce dall’imposizione, ma che è libera. Non solo, sii grato a Dio per il suo amore, anche se non potrai mai contraccambiarlo appieno. […] Sappi che Dio ha l’universo nelle sue mani e per questo la segregazione un giorno morirà. Per questo motivo tutte le terre dell’Africa saranno libere un giorno! Diversi anni fa, quarant’anni fa, solo due di Paesi Africani erano liberi: la Liberia e l’Etiopia. Oggi ne sono stati aggiunti otto e nel 1960 ne saranno aggiunti altri – Nigeria, Togo, Camerun e Somalia. E poi prevedo che tra quindici anni tutti saranno liberi e non ci sarà più una potenza coloniale esistente in questo mondo! Perché tutto questo? È perché Dio tiene le redini dell’universo nelle sue mani e quando la luce si spegne ad un’ora, si riaccende in un altra per il potere del suo essere. E questa è la speranza che può farci andare avanti e impedendoci di sentirci frustrati mentre camminiamo lungo la via della vita.

Preghiamo.

Scarica la locandina!

Non chiedo la luna

55472313_2337127189899492_6248426182950256640_oNel 50° anniversario della “conquista” della Luna le chiese Battiste, Metodiste e Valdesi vogliono promuovere anche altri tipi di conquiste a cui ci richiama il messaggio evangelico, come la pace con Dio e con il nostro prossimo, la libertà, la solidarietà verso gli “ultimi”, la giustizia sociale e l’accoglienza.

Il Diritto di chiedere aiuto

Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte e gli dice: “Amico, prestami tre pani, perché un amico mi è arrivato in casa da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti”; e se quello dal di dentro gli risponde: “Non darmi fastidio; la porta è già chiusa, e i miei bambini sono con me a letto, io non posso alzarmi per darteli”, io vi dico che se anche non si alzasse a darglieli perché gli è amico, tuttavia, per la sua importunità, si alzerà e gli darà tutti i pani che gli occorrono. Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa.
Luca 11:5-6

Sebbene questa parabola sia paragonabile al potere di una persistente preghiera, può anche servire come base per una nostra riflessione riguardante molti problemi contemporanei ed il ruolo della chiesa nell’affrontarli. È mezzanotte nella parabola; è mezzanotte anche nel nostro mondo e l’oscurità è così profonda che possiamo appena distinguere la via da percorrere. L’alba arriverà. La delusione, il dolore e la disperazione sono nate a mezzanotte, ma segue il mattino. “Il pianto può durare per una notte,” dice il Salmo, “ma la cometa della gioia arriva al mattino.” La fede aggiorna le assemblee della speranza e porta nuova luce nelle buie stanze del pessimismo.
Pubblicato in Strength to Love nel 1963

“Chi ama suo fratello rimane nella luce e non c’è nulla in lui che lo faccia inciampare”.
1 Giovanni 10

Camminare nella notte è sempre un’esperienza poco piacevole. Ancora di più lo è camminare sapendo di essere circondati da grandi pericoli. Una nostra grande sorella battista tenuta in schiavitù un giorno, per la grazia di Dio, sfuggi al controllo dei suoi padroni…

Ma nel cuore sentiva il peso per i suoi fratelli che non erano ancora liberi. Sapeva che avevano bisogno di lei.
Harriet Tubman, questo era il suo nome, tornò a tuffarsi nelle tenebre portando con sé la sua lampada. Da sola liberò migliaia di schiavi guidandoli con la sua lampada attraverso tunnel sotterranei, ciò le valse il soprannome di “Mosè della gente nera”.
Ciò che guidò questa nostra sorella furono l’amore e la fede e mai perse la vita di una sola delle persone che aiutò a fuggire dalla schiavitù. Un suo grande rammarico fu scoprire che non tutti gli schiavi volevano essere liberati.

Non tutti sognano la libertà, ci sono molti, che la temono.
Tutti e tutte conosciamo la grandezza del Sogno di King e oggi godiamo dell’effetto che esso ha prodotto, ma Harriet diceva che “ogni grande sogno ha inizio con un sognatore. Ricorda sempre, tu hai dentro di te la forza, la pazienza e la passione per raggiungere le stelle e cambiare il mondo”
Lo credi tu?

Preghiera: Signore, c’è buio intorno a noi. Salvare vite e dare un aiuto oggi viene ritenuto un crimine.
Temiamo per la Libia, temiamo per l’Italia, desideriamo che i governi e tutti gli uomini e le donne di buona volontà collaborino per portare pace e aiuto dove c’è bisogno. Ti chiediamo di aiutarci a usare la nostra libertà per liberare ogni schiavo e sostenere la causa dell’oppresso.
Benedici e proteggi chi come te mantiene le sue braccia aperte. Insegnaci ad accogliere, ma anche a chiedere accoglienza. Insegnaci ad amare la tua luce, ad affrontare la paura, il rischio e il pericolo. Lascia che il nostro sguardo contempli la tua gloria e illumina il sentiero che ci conduce alla pace!
Insegnaci la via del tuo Amore,
Amen

«Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; e a chi vuol litigare con te e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltare le spalle. Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Matteo 5,38-45

Ora, sono conscio del fatto che ad alcune persone voi non piacete, non per qualcosa che voi avete fatto loro, ma semplicemente perché a loro non piacete. Sono quasi sicuro di questo. Alcune persone non gradiscono il vostro modo di camminare; alcune persone non gradiscono il vostro modo di parlare. Ad alcune persone non piacete perché potete fare un lavoro meglio di quanto facciano il loro. Ad alcune persone non piacete perché piacete ad altri, e perché siete popolari, e perché siete ben voluti, ma voi non gli piacete. Ad alcune persone non piacete perché il vostro capello è più corto del loro o perché è un poco più lungo del loro. Ad alcune persone non piacete perché la vostra pelle è un poco più brillante della loro; e ad altri non piacete perché la vostra pelle è più scura della loro. Cosicché ad alcuni non piacete. Questi provano antipatia per voi non per qualcosa che gli avete fatto, ma per motivi di gelosia o altre reazioni prevalenti nella natura umana.

La lingua greca viene fuori con un’altra parola per amore. È la parola agape. E agape è più di eros, agape è più di philia; agape è qualcosa di comprensivo, creativo, un’amicizia redentiva per tutti gli uomini. È un amore che
non chiede nulla in cambio. È un amore che straripa; è quello che teologicamente è l’amore di Dio che si esprime nella vita di tutti gli uomini. E quando innalzate l’amore a questo livello,
cominciate ad amare gli uomini, non perché essi siano gradevoli, ma perché Dio li ama. Voi guardate ad ogni uomo, e lo amate perché sapete che Dio lo ama. E questi potrebbe essere la persona peggiore che voi abbiate mai visto.
È questo che Gesù vuol dire, penso, nei tanti passaggi in cui afferma: “Amate i vostri nemici.” Ed è significativo che non dica: “Vogliate bene ai vostri nemici.” Vogliate bene è qualcosa di sentimentale, qualcosa di affettuoso. Ci sono tante persone che trovo difficile da voler bene. Non mi piace quello che fanno a me. Non mi piace quello che dicono di me e di altra gente. Non mi piacciono i loro atteggiamenti. Non mi piacciono alcune delle cose che fanno. Non mi piacciono. Ma Gesù disse amateli. E amare è più grande di voler bene. Amore è comprensione, benevolenza redentiva per tutti gli uomini, e così voi amate tutti perché Dio li ama. Vi rifiutate di fare qualcosa che sconfigga un individuo perché voi avete l’agape nell’anima. E qui giungete al punto in cui amate la persona che fa del male, mentre odiate l’atto che compie. Questo è il significato delle parole di Gesù quando dice: “Amate i vostri nemici.” Questo è il modo di farlo. Quando l’opportunità vi si presenta, quando potete sconfiggere il vostro nemico, non dovete farlo.

Chiesa Battista di Viale Dexter a Montgomery in Alabama il 17 novembre 1957

Preghiera conclusiva: Signore spesso non sappiamo cosa sia giusto fare. Spesso non riusciamo a fare ciò che è giusto. Ti chiediamo aiuto, nel nome di Gesù!

«Il diritto di essere Primi»

Battisti, metodisti e valdesi nel 50° della morte di Martin Luther King

“Molti primi saranno ultimi, e molti ultimi primi”.
Mc 10, 31

Preghiera: Signore concedici la fede e il coraggio per non accodarci alla massa.
Rendici immuni al fascino della ricchezza, della forza e della potenza. Aiutaci a non temere le tenebre, ma offrici il coraggio di denunciare il male e l’ingiustizia, in qualsiasi forma ci si presentino.
Insegnaci a vivere una vita che ti sia gradita, nella verità, nella rettitudine e nella bontà.
Insegnaci a non partecipare attraverso il di silenzio alle opere infruttuose delle tenebre. Aiutaci a non soccombere alla prepotenza e a non far spazio a quelle dinamiche che non producono nulla, se non divisioni e sterili polemiche in nome della nostra misera vanagloria.
Liberaci o Signore!

“E Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, vennero da lui e dissero: “Maestro, vorremmo che tu facessi per noi qualunque cosa desiderassimo.” Ed egli disse loro: “Cosa vorreste che io facessi per voi?” Ed essi dissero a lui: “Garantiscici che possiamo sedere, uno alla tua destra, l’altro alla tua sinistra, nella tua gloria.” Ma Gesù disse loro: “Non sapete quello che chiedete. Potete bere alla mia stessa tazza? E siete battezzati col mio stesso battesimo?” Ed essi dissero a lui: “Possiamo.” E Gesù disse loro: “Voi infatti berrete della coppa che ho bevuto io, e sarete battezzati col battesimo con cui sono stato io: ma sedere alla mia destra e alla mia sinistra non è mio potere concederlo; ma sarà concesso a coloro per cui è stato preparato.” E poi Gesù continua verso la fine di quel passaggio dicendo: “Ma così non sarà tra voi: chiunque vorrà essere grande tra voi, dovrà essere vostro servo: e chiunque di voi vorrà essere il più importante, dovrà essere servo di tutti.”
Marco 10:35-45

Anche noi abbiamo lo stesso desiderio di base di riconoscimento e di importanza. Lo stesso desiderio di attenzione, lo stesso desiderio di essere i primi.
Nel nostro intimo abbiamo un istinto. È l’istinto del protagonista – un desiderio di essere in prima fila, un desiderio di essere in testa alla parata, un desiderio di essere primi. Ed è qualcosa che accompagna tutte le esistenze.
Noi tutti vorremmo essere importanti, sorpassare gli altri, distinguerci, essere davanti al gruppo.
C’è un momento in cui l’istinto del protagonista può diventare distruttivo. Ed è ciò di cui voglio parlarvi ora. Voglio arrivare al punto di dire che se questo istinto non è contenuto, diventa un istinto pericoloso e nocivo.

Quale fu la risposta che Gesù diede a questi uomini? È molto interessante. Qualcuno potrebbe pensare che Gesù li avrebbe condannati. Qualcuno potrebbe pensare che Gesù avrebbe detto loro: “Siete fuori strada. Siete degli egoisti, oppure perché fate questo tipo di domande?”
Ma non è quello che Gesù disse; egli fece qualcosa di diverso. Disse in sostanza: “Oh, vedo, volete essere il primi. Volete essere grandi. Volete essere importanti. Volete avere delle vite significative. Bene, dovreste esserlo. Se vuoi essere mio discepolo, devi esserlo.” Ma ricordati di dare la giusta priorità. E disse: “Sì, non stimolare troppo questo tuo istinto. È un buon istinto se lo usi bene. E’ un buon istinto se non lo distorci e non lo rendi perverso. Non incoraggiarlo troppo. Senti il bisogno di essere importante. Senti il bisogno di essere il primo. Ma voglio che tu sia il primo nell’amare. Voglio che tu sia il primo nell’eccellenza morale. Voglio che tu sia il primo in generosità. Questo è quello che io voglio tu faccia.”
Ed egli trasformò la situazione dando una nuova definizione di grandezza. E sapete come la definì? Disse: “Ora fratelli, non posso darvi la grandezza. Veramente non posso rendervi i primi.” Questo è quello che Gesù disse a Giacomo e Giovanni. “Dovete impararlo. La vera grandezza non viene dal favoritismo, ma dall’appropriatezza. E il lato destro e sinistro non sono miei da poterli assegnare a chi voglio, ma appartengono a coloro per i quali sono stati prepararti.”
E così Gesù ci diede una nuova norma di grandezza. Vuoi essere importante? – meraviglioso! Vuoi essere riconosciuto? – meraviglioso! Vuoi essere grande? – meraviglioso! Ma riconosci che chi vuol essere il più grande tra voi sarà il vostro servo. Questa è la nuova definizione di grandezza.
E questa mattina, la cosa che mi piace di questa definizione di grandezza, è che significa che ognuno può essere grande, perché ognuno può servire. Non dovete avere una laurea per servire. Non dovete far andare d’accordo il soggetto ed il verbo per servire. Non dovete conoscere la Teoria della Relatività di Einstein per servire. Non dovete conoscere la seconda legge della termodinamica per servire. Avete solo bisogno di un cuore colmo di grazia, un’anima generata dall’amore. E potete essere quel servo.

chiesa battista di Ebenezer ad Atlanta, in Georgia, il 4 febbraio 1968

Perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce – poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità – esaminando che cosa sia gradito al Signore. 11 Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele;
Efesini 5,8-11

Sabato

44 perù Lima, MiguelAngel montero astupinian

converti i nostri cuori e rendici giusti e giuste oggi.
Rendi la tua Chiesa e l’Italia, un’oasi fertile di pace e legalità.
Past. Ev. Ivano De Gasperis

«Davide mio padre aveva deciso di costruire un tempio al nome del Signore, Dio di Israele, 18 ma il Signore gli disse: Tu hai pensato di edificare un tempio al mio nome; hai fatto bene a formulare tale progetto. 19 Non tu costruirai il tempio, ma il figlio che uscirà dai tuoi fianchi, lui costruirà un tempio al mio nome. 20 Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunziata; io ho preso il posto di Davide mio padre, mi sono seduto sul trono di Israele, come aveva preannunziato il Signore, e ho costruito il tempio al nome del Signore, Dio di Israele. 21 In esso ho fissato un posto per l’arca, dove c’è l’alleanza che il Signore aveva conclusa con i nostri padri quando li fece uscire dal paese di Egitto».
I Re 8, 17-21

Tanti fra i nostri antenati cantavano canti di libertà e sognavano il giorno in cui sarebbero potuti uscire dalla schiavitù, dalla lunga notte dell’ingiustizia(…)
E cantavano così perché avevano un sogno grande e potente; ma molti di loro sono morti senza vederlo realizzato(…)
La lotta c’è sempre. Facciamo dichiarazioni contro la guerra, protestiamo, ma è come se con la testa volessimo abbattere un muro di cemento: sembra che non serva a nessuno.

Molti di noi nella vita avviano la costruzione di templi: templi originali, templi di giustizia, templi di pace. E tanto spesso non li terminiamo. Perché la vita è come la “Sinfonia incompiuta” di Schubert. In molti punti noi avviamo, proviamo, cominciamo a costruire i nostri vari templi. E credo che una delle più grandi agonie della vita sia quella di provare costantemente a finire quello che è interminabile. Ci viene comandato di farlo. E così noi, come Davide, ci troviamo in tante occasioni ad avere di fronte il fatto che i nostri sogni restano irrealizzati.

E molto spesso, mentre si cerca di costruire il tempio della pace, si rimane soli; si resta scoraggiati; si resta smarriti.
Ebbene, così è la vita. E quel che mi rende felice è che attraverso la prospettiva del tempo riesco a sentire le loro grida: ”Forse non sarà per oggi, forse non sarà per domani, ma è bene che sia nel tuo cuore. E’ bene che tu ci provi.”
Magari non riuscirai a vederlo. Il sogno può anche non realizzarsi, ma è comunque un bene che tu abbia un desiderio da realizzare. E’ bene che sia nel tuo cuore.
La questione che voglio sollevare questa mattina con voi: è il vostro cuore incline al bene? Se il vostro cuore non lo è, fate in modo che lo sia oggi; lasciate che Dio lo renda tale. Lasciate che qualcuno dica di voi: “Può non aver raggiunto i livelli più alti, può non aver realizzato tutti i suoi sogni, ma ci ha provato.” Non è meraviglioso che qualcuno lo dica di voi? “Ha provato ad essere un uomo buono. Ha provato ad essere un uomo giusto. Ha provato ad essere un uomo onesto. Il suo cuore era nel posto giusto. E posso sentire una voce che dice, gridando per l’eternità: “Ti accetto. Posso riversare in te la mia grazia perché era nel tuo cuore. Ed è così bello che fosse nel tuo cuore.”

Chiesa Battista di Ebenezer, ad Atlanta in Georgia, il 3 Marzo 1968.

#MLK50Italia.

«Splenda la luce dei diritti»

Battisti, metodisti e valdesi nel 50° della morte di Martin Luther King

“Dalla tua presenza venga alla luce il mio diritto; gli occhi tuoi riconoscano la rettitudine”.
Salmo 17,2

Preghiera: “O Signore, tu solo conosci la mia storia. Tu solo mi comprendi appieno. Tu solo sai quanto ami l’integrità e la giustizia.
Mi rivolgo a te chiedendoti di far conoscere la verità, smascherare la menzogna, ispirare leggi giuste e il loro rispetto nel cuore di ogni persona.
O Signore in questo Paese uccide più la lentezza della giustizia che la velocità delle pallottole, come uomini e donne che hanno lavato le loro mani nell’integrità ti chiediamo giustizia oggi; converti i nostri cuori e rendici giusti e giuste oggi.
Rendi la tua Chiesa e l’Italia, un’oasi fertile di pace e legalità.
Past. Ev. Ivano De Gasperis

«Davide mio padre aveva deciso di costruire un tempio al nome del Signore, Dio di Israele, 18 ma il Signore gli disse: Tu hai pensato di edificare un tempio al mio nome; hai fatto bene a formulare tale progetto. 19 Non tu costruirai il tempio, ma il figlio che uscirà dai tuoi fianchi, lui costruirà un tempio al mio nome. 20 Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunziata; io ho preso il posto di Davide mio padre, mi sono seduto sul trono di Israele, come aveva preannunziato il Signore, e ho costruito il tempio al nome del Signore, Dio di Israele. 21 In esso ho fissato un posto per l’arca, dove c’è l’alleanza che il Signore aveva conclusa con i nostri padri quando li fece uscire dal paese di Egitto».
I Re 8, 17-21

Tanti fra i nostri antenati cantavano canti di libertà e sognavano il giorno in cui sarebbero potuti uscire dalla schiavitù, dalla lunga notte dell’ingiustizia(…)
E cantavano così perché avevano un sogno grande e potente; ma molti di loro sono morti senza vederlo realizzato(…)
La lotta c’è sempre. Facciamo dichiarazioni contro la guerra, protestiamo, ma è come se con la testa volessimo abbattere un muro di cemento: sembra che non serva a nessuno.

Molti di noi nella vita avviano la costruzione di templi: templi originali, templi di giustizia, templi di pace. E tanto spesso non li terminiamo. Perché la vita è come la “Sinfonia incompiuta” di Schubert. In molti punti noi avviamo, proviamo, cominciamo a costruire i nostri vari templi. E credo che una delle più grandi agonie della vita sia quella di provare costantemente a finire quello che è interminabile. Ci viene comandato di farlo. E così noi, come Davide, ci troviamo in tante occasioni ad avere di fronte il fatto che i nostri sogni restano irrealizzati.

E molto spesso, mentre si cerca di costruire il tempio della pace, si rimane soli; si resta scoraggiati; si resta smarriti.
Ebbene, così è la vita. E quel che mi rende felice è che attraverso la prospettiva del tempo riesco a sentire le loro grida: ”Forse non sarà per oggi, forse non sarà per domani, ma è bene che sia nel tuo cuore. E’ bene che tu ci provi.”
Magari non riuscirai a vederlo. Il sogno può anche non realizzarsi, ma è comunque un bene che tu abbia un desiderio da realizzare. E’ bene che sia nel tuo cuore.
La questione che voglio sollevare questa mattina con voi: è il vostro cuore incline al bene? Se il vostro cuore non lo è, fate in modo che lo sia oggi; lasciate che Dio lo renda tale. Lasciate che qualcuno dica di voi: “Può non aver raggiunto i livelli più alti, può non aver realizzato tutti i suoi sogni, ma ci ha provato.” Non è meraviglioso che qualcuno lo dica di voi? “Ha provato ad essere un uomo buono. Ha provato ad essere un uomo giusto. Ha provato ad essere un uomo onesto. Il suo cuore era nel posto giusto. E posso sentire una voce che dice, gridando per l’eternità: “Ti accetto. Posso riversare in te la mia grazia perché era nel tuo cuore. Ed è così bello che fosse nel tuo cuore.”

Chiesa Battista di Ebenezer, ad Atlanta in Georgia, il 3 Marzo 1968.

#MLK50Italia.

Una lampada accesa

Il Simbolo dell’incontro di oggi sarà una lampada accesa posizionata in modo da far luce e di essere perciò vista anche dall’esterno del Tempio.
Durante la condivisione o le preghiere anche i partecipanti potranno utilizzare delle lanterne a significare la testimonianza e la vigilanza a cui siamo chiamati.
Raccomandazione: i testi non vanno letti per intero, sarebbe troppo noioso ascoltarli, ma vanno condivise delle sintesi con l’uditorio! La sintesi della vita di King c’è stata offerta dal Past. Dario Monaco, che ringraziamo.

“Il Messaggio che oggi annunciamo” inno numero 197 dalla raccolta Celebriamo il Risorto offre anche un supporto multimediale on line al seguente indirizzo: http://www.dropbox.com/sh/gjgualqs0pgra5h/AABGh7PTP8NVb1fzzOHLTVzza?dl=0

Amici e amiche, piccoli e grandi, fratelli e sorelle provenienti dai diversi angoli del mondo, siamo riuniti in questo 4 aprile, un giorno speciale fatto per riflettere sulla vita di ML King, onorare il suo esempio e celebrare il Suo Signore!

alle 18:01 di 50 anni fa il Pastore King veniva raggiunto da una pallottola.

Facciamo un minuto di silenzio.

Qualcuno legge la fine dell’ultimo sermone profetico predicato da King

Il 3 aprile 1968 il pastore protestante Martin Luther King parla al Mason Temple di Memphis ai netturbini della città in sciopero per chiedere il riconoscimento dei loro diritti di lavoratori.
Sarà l’ultimo, profetico, discorso del leader afroamericano, verrà assassinato sul balcone del Lorraine motel il giorno dopo, colpito da un proiettile sparato da un fucile di precisione.
Così terminava il suo messaggio:
«Ci aspettano giornate difficili, ma davvero, per me non ha importanza ora, perché sono stato sulla cima della montagna! E non m’importa. Come chiunque, mi piacerebbe vivere una vita lunga; la longevità ha la sua importanza, ma adesso non mi curo di questo. Voglio fare soltanto la volontà di Dio. E Lui mi ha concesso di salire fino alla vetta. Ho guardato al di là e ho visto la terra promessa! Forse non ci arriverò insieme a voi, ma stasera voglio che sappiate che noi, come popolo, arriveremo alla terra promessa! E stasera sono felice, non c’è niente che mi preoccupi, non temo nessun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria dell’avvento del Signore!».

Preghiera: “Signore, fa’ che la tua Parola sia una luce sulla strada della mia vita, fa’ che illuminato da essa io possa fare le scelte giuste e fa’ che la mia stessa vita possa essere un riflesso della tua luce per i fratelli e le sorelle che incontrerò sul mio cammino”
Past. Donato Mazzarella

“La tua parola è una lampada al mio piede ed una luce sul mio sentiero”.
Salmo 119,105

-Si accende una lampada di speranza per presiedere al buio della violenza.

– Preghiere di speranza e di pace:

Cantiamo l’inno 25: “Cristo Gesù”

Testimonianze di pace (si possono ascoltare testimonianze personali o condividere il testo di apertura dell’ultimo del Seminatore riportato qui di seguito)
“Caro amico, cara amica, questo incontro è dedicato alla Pace. Sì perché siamo convinti che la pace nel mondo non sia qualcosa a cui solo le miss, spesso tanto belle quanto ingenue, possono aspirare.
Se pensiamo alla corsa agli armamenti, ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che affogano in mare, alle tante donne barbaramente uccise o al dolore dei bambini di Ghouta è impossibile non scoraggiarci e sentirci impotenti. Di fronte a tutto ciò cosa possiamo fare?
La buona notizia è che le tenebre più fitte non possono spegnere la più piccola luce. La storia dei battisti è costellata di persone che grazie alla fede hanno tenuto viva la fiamma della speranza.
È il caso della missionaria Battista inglese, Alice Seeley Harris, che armata solamente della sua Bibbia e una macchina fotografica ha contribuito in modo determinante a fermare il genocidio dei congolesi perpetrato dal Re Leopoldo II del Belgio (circa dieci milioni di persone sono state uccise sotto la sua reggenza per la raccolta della gomma).
Oppure pensiamo alla storia di Kim Phuc, la celebre bambina vietnamita il cui pianto è rimasto immortalato nella fotografia vincitrice del Pulitzer nel 1972, divenendo l’emblema della sofferenza generata dalla guerra. Ciò che la maggioranza delle persone ignora però è che crescendo quella bam- bina, grazie alla scoperta dell’Evangelo, è riuscita a guarire dalle sue ferite e addirittura a perdonare i suoi nemici.
Nel 2017 è stato pubblicato un libro autobiografico di Kim Phuc intitolato “Fire Road: The Napalm Girl’s Journey through the Horrors of War to Faith, Forgiveness, and Peace”. In esso Kim stessa racconta come dal fuoco dell’odio e dell’amarezza sia potuta rinascere grazie all’amore di Cristo. Esposta come una scimmia da circo ai fini della propaganda antiamericana, la piccola Kim era costretta ad esibire le sue cicatrici e raccontare la sua drammatica storia di bambina a cui la guerra aveva tolto tutto. Finché, sopraffatta dal dolore tentò di togliersi anche la vita, ma non vi riuscì. Un giorno, mentre era a Cuba, trovò nella biblioteca una Bibbia. Leggendola scoprì il messaggio di Gesù e nella fede in Lui trovò la forza per fuggire in Canada dove cominciò a frequentare una chiesa battista divenendo un’ambasciatrice di pace.
L’episodio più toccante è che durante un raduno di veterani negli Usa Kim ha incontrato un uomo che aveva preso parte alla campagna di bombardamenti che rase al suolo la sua regione. Anche lui in modo diverso era stato una “vittima” dalla guerra. Dopo aver cercato invano di tornare alla normalità, vide la sua vita andare in pezzi, così cercò pace nella bot- tiglia… Dopo molti anni la trovò solamente in Gesù Cristo, divenendo in seguito un ministro battista. I due dopo essersi raccontati la loro storia parallela si sono abbracciati e nel perdono si sono riconosciuti pubbli- camente come un fratello e una sorella nel Signore!
Il prossimo 4 aprile ricorrerà il cinquantesi- mo anniversario dell’assassinio del pastore Martin Luther King Jr. e le nostre Chiese battiste, assieme a quelle Valdesi e Metodiste, saranno chiamate ad accendere le lampade della fede per dissipare le tenebre che nuovamente tentano di offuscare la pace e la fraternità tra i popoli; facciamo la nostra parte per realizzare il sogno e ricorda “un fuoco inizio ha da una piccola scintilla…”.

Cantiamo l’inno 201 “Pace, Salaam, Shalom” della raccolta “Celebriamo il Risorto”

«Lavorare dall’alba al tramonto per un anno intero incatenato alla terra dai conti da pagare al magazzino della piantagione, scacciare questi pensieri con cattivo gin, dimenticare nell’estasi del canto e della preghiera… piangere, maledire se stesso per la propria viltà, essere lo zimbello dei giudici e dei poliziotti, finire col credere alla propria indegnità… e infine cedere, inchinarsi, strisciare, sorridere e odiare se stesso per il proprio servilismo e la propria debolezza». Questo era il tormento del nonno paterno di Martin Luther King, James Albert, e di tutti i neri; questo era l’incubo che assillava i loro bambini I in casa e negli edifici fatiscenti della scuola, dove gli studenti di colore ricevevano un’istruzione che era di molto inferiore a quella dei bianchi. Nelle strade e nelle piazze delle città si vedevano dappertutto cartelli con la scritta «solo per bianchi», e la vita dei neri si consumava per lo più nei ghetti sudici e sovrappopolati privi di strutture e di servizi appena decenti. Qui Martin Luther King nasce, vive e comincia a lottare fin dalla sua fanciullezza.
Ha cinque anni quando la madre dei suoi compagni bianchi proibisce loro di giocare col piccolo Martin, perché «negro». A otto anni apprende dal padre con dolore la tragica fine della sua prediletta cantante Bessie Smith, celebre interprete di spirituals, canti di fede e di speranza degli schiavi delle piantagioni del Sud: ferita in uno scontro automobilistico, muore dissanguata perché rifiutata dagli ospedali per bianchi di Atlanta. Studia giurisprudenza al Morehouse College di Atlanta (università per soli neri), ma, divenuto consapevole di essere chiamato da Dio al servizio pastorale, dopo qualche anno passa agli studi di teologia. Nel 1952, a 22 anni, tiene la sua prima predicazione nella chiesa battista di Atlanta.
Martin Luther King è affascinato dalla figura di Gandhi, dal quale apprende i principi della lotta non-violenta. Nel 1953 si laurea in filosofia a Boston e nel 1954 si trasferisce con la moglie Coretta Scott a Montgomery, Alabama, per svolgervi il ministero di pastore della chiesa battista.

La scintilla che dà inizio al Movimento per i Diritti Civili scocca a Montgomery, apparentemente per un banale incidente. Sugli autobus della città le prime tre file di posti sono riservate ai bianchi, le altre possono essere occupate da neri solo se non ci sono bianchi in piedi. Il pomeriggio del 10 dicembre 1955 un’impiegata nera, Rosa Parks, seduta dietro i posti riservati ai bianchi, rifiuta di alzarsi e cedere il posto quando salgono alcuni viaggiatori bianchi: viene arrestata e portata in carcere.

Cantiamo l’inno 211, un fuoco inizio ha (si accendono le lampade che ha ciascuno in segno del diffondersi dell’evangelou della pace)

La notizia si diffonde rapidamente, gli esponenti e i pastori della comunità nera s’incontrano e decidono subito di boicottare i mezzi pubblici di trasporto: propongono ai neri di non prendere più l’autobus e di recarsi al lavoro a piedi o con altro mezzo. L’esito appare incerto, perché altre volte simili iniziative non avevano avuto successo; intanto Martin Luther King è votato all’unanimità capo del movimento. La mattina del 5 dicembre tutti i neri vanno a lavorare a piedi, a dorso di mulo, su carri. Il boicottaggio è totale fino al dicembre dell’anno successivo: 382 giorni dura la lotta tutt’altro che facile, e il movimento ottiene la sua prima vittoria: l’abolizione della segregazione sui mezzi pubblici di trasporto.

Le reazioni dei bianchi sono violente: hanno paura. La compagnia degli autobus ha perso 40 milioni di dollari. Martin Luther King diviene il bersaglio di minacce d’ogni genere e viene arrestato. Il 30 giugno, mentre si trova fuori fra la sua gente, un attentato dinamitardo gli distrugge la casa; la moglie e la figlia Yoki sono dentro, ma restano fortunatamente illese. Martin Luther King è ormai il simbolo della «rivoluzione nera».

Teso fino al limite delle sue risorse fisiche e morali per tutti gli impegni che deve assolvere, una sera del gennaio 1956 Martin Luther King è sul punto di crollare. L’atmosfera è densa di nubi e i pericoli sono molto reali, ed egli, seduto in cucina, confida a Dio di non farcela più. «Eccomi qui – prega – mi batto per ciò che credo giusto. Ma ho paura. Mi chiedono di guidarli, ma se mi presento loro senza forza e senza coraggio anch’essi vacilleranno. Ho esaurito le mie forze. Non mi rimane nulla». E mentre è lì, solo, sperimenta la «presenza di Dio», avverte «la promessa rassicurante d’una voce interiore che gli dice: “Lotta per la giustizia. Lotta per la pace. Dio sarà sempre al tuo fianco!”». L’esperienza di fede, caratteristica della tradizione evangelica battista, determina, come egli stesso dice, una svolta fondamentale nella sua vita: era giunto allo stremo delle sue forze, ora, però, si sente forte della forza di Dio ed è pronto a riprendere la lotta.

Cantiamo l’inno 239 “camminiamo” We are Marchin’ in the light of God

Martin Luther King partecipa a manifestazioni di massa e a raduni, e viene spesso arrestato. E ogni volta si rafforza il suo impegno per la giustizia, si rinvigorisce la sua fede in Dio e nella Sua guida, e il suo coraggio di lottare e la sua certezza di vincere si comunicano ad altri esponenti del movimento e alla sua gente. Il movimento si estende ben presto a tutti gli Stati Uniti. Il pellegrinaggio di preghiera a Washington del 17 maggio 1957 per il pieno diritto di voto ai neri è una delle manifestazioni più importanti. Martin Luther King riesce a convogliare le forze disgregate dei neri nella lotta non violenta, ma ha anche oppositori che propugnano il ricorso alla violenza contro il razzismo bianco.

Mentre si moltiplicano i sit-in nei locali pubblici per bianchi e i “viaggi della libertà” di bianchi e neri insieme in autobus attraverso gli Stati Uniti, Martin Luther King risponde ai detrattori «Non possiamo in coscienza obbedire alle vostre leggi Inique, perché la non cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene… Mandate a mezzanotte i vostri sicari incappucciati nelle nostre case, pestateci e lasciateci quasi morti, e noi vi ameremo ancora. Ma siate certi che vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno conquisteremo la libertà, non per noi stessi solo… e la nostra vittoria sarà anche vostra”.

Canto: O Signore Cammina con Me.

Nel 1963, centenario del proclama di Lincoln per l’affrancamento degli schiavi, la battaglia non violenta dilaga in più di 800 città. A Birmingham la polizia si scaglia con ferocia sui dimostranti che cantano We shall overcome, sguinzaglia i cani e aziona gl’idranti contro un corteo inerme di ragazzi. Sotto la pressione dell’opinione pubblica inorridita il Governo dichiara illegale la segregazione nei negozi e nei luoghi pubblici e decreta l’assunzione al lavoro per bianchi e neri su basi egualitarie.

Arrestato, Martin Luther King scrive in cella d’isolamento una lettera rimasta famosa: «E facile dire: “aspettate”. Ma quando avete visto una plebaglia inferocita linciare a volontà le vostre madri e i vostri padri… e i poliziotti pieni d’odio maledetto colpire e perfino uccidere impunemente i vostri fratelli e le vostre sorelle… quando sentite la vostra lingua torcersi se cercate di spiegare alla vostra bambina di sei anni perché non può andare al lunapark, e vedete spuntarle le lacrime quando sente che è chiuso ai bambini neri… quando vi perseguita notte e giorno il fatto di essere nero, non sapendo mai che cosa vi può accadere; allora voi comprendete perché per noi è tanto difficile aspettare».

Il 28 agosto arriva a Washington la marcia dei 250 mila per chiedere l’approvazione della legge sulla parità dei diritti civili per bianchi e neri. Le telecamere di tutto il mondo sono puntate sulla marea di bianchi e di neri che cantano e pregano intorno al monumento a Lincoln, e riprendono anche quello che è stato definito il discorso profetico di Martin Luther King.

Cantiamo l’inno 239 “camminiamo” We are Marchin’ in the light of God

La legge per i diritti civili viene approvata il 10 febbraio 1964. Quella marcia pacifista e la figura di Martin Luther King hanno risonanza in tutto il mondo e le sue predicazioni e i suoi scritti vengono tradotti e letti in molti Paesi, ed anche in Italia: Il fronte della coscienza, Marcia verso la libertà, Perché non possiamo attendere, Dove stiamo andando: verso il caos o la comunità?, La forza di amare. Il 14 ottobre lo raggiunge un telegramma da Stoccolma: «Il premio Nobel per la pace è stato assegnato a Martin Luther King per aver fermamente e continuamente sostenuto il principio della non-violenza nella lotta razziale nel suo Paese». Coretta piange di gioia davanti ai giornalisti: «…valeva la pena di soffrire tanto. A Martin servirà per continuare gli sforzi nella lotta per l’uguaglianza dei neri», e i 34 milioni del premio vengono messi a disposizione della causa alla quale Martin Luther King ha dedicato la vita.

Tra mille difficoltà e molti oppositori Martin Luther King corre da una parte all’altra degli Stati Uniti a premere per le riforme richieste e il movimento si allarga alla lotta contro la povertà e contro il coinvolgimento degli USA nella guerra del Vietnam. Nel marzo 1968 sta preparando
Quando 250.000 neri e non, incluse persone da un ampio raggio di tradizioni di fede, si riunirono per la Marcia su Washington del 1963 che chiedeva i diritti civili ed eque King annunciò il sogno di giustizia e fraternità di Dio!

Ciascuno alzando la lampada annunci il Sogno e scacci l’incubo (lo stesso facciano tutte le persone che hanno una lampada)

Si concluda con la benedizione

“La bontà e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate”.
Salmo 85, 10

Ci si saluta con un bacio

Cantiamo l’inno 280 “We Shall Overcome”

Materiale multimediale

Common, John Legend, “Glory”

“Early morning, April four
Shot rings out in the Memphis sky
Free at last, they took your life
They could not take your pride”

Gli U2 scrissero questo pezzo (“Pride – in the name of love”) in memoria di Martin Luther King, pastore protestante

Il diritto di credere

In questo primo giorno vogliamo celebrare la gioia di Credere!
In un mondo dove molti non godono della libertà di culto, di pensiero o di stampa ricordiamo le battaglie, il sacrificio e le vittorie di chi per noi ha conquistato la “fragile libertà” della fede.
Nelle lunghe e tormentate notti, quando continuare a credere nel Sogno risultava difficile se non impossibile al grande leader per i diritti civili Martin Luther King, la cantante Gospel Mahalia Jackson con la sua voce ne sosteneva la fede.
Di seguito il testo di I Believe una sua splendida interpretazione da ascoltare in spirito di preghiera:
I BELIEVE
I believe for every drop of rain that falls / A flower grows
Io Credo che per ogni goccia di pioggia che cade / Un fiore cresce
I believe that somewhere in the darkest night / A candle glows
Io Credo che da qualche parte nella notte più buia / Una candela risplende
I believe for everyone who goes astray, someone will come / To show the way
Io Credo che per ogni persona che si smarrisce, qualcuno arriverà / per mostrare la via
I believe, I believe
Io Credo, Io Credo
I believe above a storm the smallest prayer / Can still be heard
Io credo che nonostante la tempesta la più piccola preghiera/ Può ancora essere udita
I believe that someone in the great somewhere / Hears every word
I Credo che Qualcuno nel grande altrove/ Ascolta ogni parola
Everytime I hear a new born baby cry / Or touch a leaf or see the sky
Ogniqualvolta io ascolto il pianto di un bimbo appena nato/o tocco una foglia o vedo il cielo
Then I know why, I believe
So perché io Credo
Everytime I hear a new born baby cry / Or touch a leaf or see the sky
Ogniqualvolta io ascolto il pianto di un bimbo appena nato/o tocco una foglia o vedo il cielo
Then I know why, I believe
So perché io Credo
www.youtube.com/watch?v=OAsLHiF8VYs

Scarica la guida completa!